|
Anna
Fata è psicologa iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione
Lombardia. Dopo la Laurea in Psicologia, conseguita presso
l'Università Cattolica di Milano, si è perfezionata in
'Formazione in Rete' presso l'Università degli Studi di Firenze e
in 'Giornalismo online' presso l'Università degli Studi di Ferrara. Attualmente
collabora come redattrice Internet per Psychiatryonline,
con Dica33, duepiu, Psiconline
e HumanTrainer.Com. Si
occupa inoltre della progettazione di corsi a distanza, in
particolare su temi di natura psicologica.
Abbiamo voluto coinvolgere Anna Fata nella nostra inchiesta sull'e-learning
soprattutto perché volevamo capire meglio come uno psicologo
inquadra le relazioni docente-discente una volta che tra essi è
frapposto un filtro tecnologico, per altro indispensabile.
La particolare esperienza di Fata in quanto progettista di ambienti
di formazione e, tra questi, di Fad, ovvero di corsi di Formazione a
Distanza col supporto di tecnologie e-learning, hanno allargato
ovviamente lo spettro delle questioni affrontate che hanno spaziato
dai concetti chiave della formazione a distanza fino a sottolineare
le qualità di un buon corso e-learning.
Ciò che insieme ci siamo chiesti è: che cosa fa di un corso un buon
corso? Quali sono gli aspetti che fanno di un tutor un buon
tutor. Quali gli elementi che motivano allo studio in e-learning
sia dal punto di vista dei docenti sia da quello dei discenti. In
sostanza come si possono tratteggiare nel caso concreto, fisico,
effettivo di un corso di e-learning quegli aspetti della
comunicazione che vedono come protagonisti dall'una e dall'altra
parte del filo, di qua e di là dai monitor le diverse identità
virtuali che si confrontano.
Comunicazione
offline e comunicazione online
L'apprendimento
online
L'identità
virtuale e l'empatia nella formazione a distanza
Perché un
corso a distanza riesce
La figura
del tutor nella legge Brichetto Moratti-Stanca
Il profilo professionale del tutor
Alcuni consigli per progettare un
ambiente di formazione a distanza
Articoli online di Anna Fata
Bibliografia
Lei ha un duplice interesse da un punto di vista
psicologico sia per la comunicazione corporea sia per la formazione
online. Se la comunicazione corporea è così importante, la
formazione online è di per sé già in partenza deficitaria?
Oppure, secondo lei, ci sono modalità di formazione a distanza che
riescono a compensare questo deficit?
Il punto fondamentale, secondo me, a questo proposito, consiste
nel limite che comporta considerare la formazione a distanza
rispetto alla formazione in presenza. A mio avviso, non è possibile
effettuare un paragone da cui la formazione a distanza risulterebbe
inevitabilmente deficitaria.
Si tratta, invece, di 'rivoluzionare' la prospettiva e di
considerare la formazione a distanza come qualcosa di a sé stante,
di differente e con una sua identità, definibile in modo
indipendente dalla formazione in presenza.
Tra gli aspetti che caratterizzano la formazione a distanza,
troviamo quella che, per certi versi impropriamente, viene definita 'l'assenza
del corpo'. In realtà, il corpo è presente anche online, ma in
modo differente, rispetto a quello tipico della formazione in
presenza.
Questa affermazione può essere intesa in un senso duplice.
Da una parte, si riferisce al fatto che la nostra presenza online ha
come condizione fondamentale per esplicarsi la presenza di un corpo,
che ci consente di digitare delle parole sulla tastiera e di
costruire la propria identità telematica.
Dall'altra, si può riferire alle differenti sembianze che il nostro
corpo assume, quando si incarna in un 'avatar', che può
essere modellato in modo più o meno fedele, rispetto alla propria
identità corporea concreta. In questo senso, non considero la
presenza online deficitaria, rispetto a quella offline, in quanto
differente, con sue specifiche peculiarità, e non confrontabile con
quella tradizionale.
Per lo psicologo Carl Rogers l'insegnante
non deve essere necessariamente un luminare della materia ma deve
essere in grado di stabilire un rapporto efficace con gli studenti.
Deve essere spontaneo, esprimere i propri sentimenti positivi o
negativi; deve avere stima delle capacità dell'alunno; comprensione
ed empatia, senza valutare o giudicare lo studente. Come si può
produrre tale clima con la formazione a distanza?
La formazione di un insegnante dovrebbe vertere non solo
sull'acquisizione di competenze contenutistiche, strettamente legate
alla materia da insegnare, ma anche e soprattutto sulle abilità
relazionali.
Imparare ad "essere con" implica un lungo percorso di
addestramento non solo teorico ma anche, e soprattutto, pratico. Per
essere un buon insegnante, anche e a maggior ragione online, si deve
essere stati in primo luogo un allievo. Certamente, quelle che
definisce Rogers sono linee guida tendenziali a cui approssimarsi
sempre più nel corso della propria pratica professionale. Il
rispetto dell'individuo, in ogni caso, rimane una delle componenti
fondamentali di qualsiasi relazione e, in particolare, di quella
formativa.
Nel contesto specifico della formazione degli adulti, il concetto di
libertà dovrebbe essere più che mai presente, dato che è stata
superata da tempo la fase della formazione scolastica prescritta per
legge. Differente, però, è il discorso di un obbligo di
aggiornamento imposto dal contesto professionale in cui si opera.
Penso, ad esempio, all'impiegato in azienda, o all'operatore
sanitario, che deve raggiungere un numero di crediti minimo (la
cosiddetta Educazione Continua in Medicina), proprio per poter
continuare a svolgere la propria attività. In tali casi, il margine
di libertà a disposizione si restringe, ma si può esplicare
ancora, ad esempio, nella scelta specifica del corso, nonché nei
modi e nei tempi di fruizione, soprattutto nel caso di un corso a
distanza.
Il fatto che quanto si apprende debba essere significativo è
valido in qualsiasi processo formativo, in qualsiasi fase di vita
ma, ancor più tra gli adulti. Quando la vita professionale, quella
personale sono intense, il tempo libero si riduce notevolmente,
quindi diventa sempre più pressante poter dare una risposta
soddisfacente al quesito: "A cosa mi serve?".
Strettamente connesso alla significatività è il concetto di applicabilità
immediata, o a breve termine, di quanto appreso, al fine di un
miglioramento della propria pratica professionale. In caso
contrario, il decadimento di quanto appreso sarà molto rapido. Un fare,
quindi, che comincia in un contesto "protetto", assistito,
se vogliamo, che è quello del corso, per proseguire sul campo, nel
lavoro.
Il concetto di automotivazione vede il discente attivo in
prima persona in un processo di rinnovamento continuo delle proprie
ragioni che lo spingono a seguire un determinato iter formativo. La motivazione,
infatti, non è un concetto statico, definito una volta per tutte,
ma mutevole nel tempo. Si potrà parlare, quindi, di motivazione a
iscriversi a un corso, a distanza o in presenza, a frequentarlo, o
ad abbandonarlo, e a concluderlo. La motivazione scaturisce
dall'interno di se stessi, ma si alimenta anche grazie a tutto ciò
che circonda l'allievo. Ecco, quindi, il ruolo fondamentale del tutor,
nonché dei compagni di corsi, nel sostenere, stimolare (vedi
il concetto di scaffolding) ed, eventualmente, rinnovare la
spinta motivazionale del singolo, oltre che degli stessi gruppi di
lavoro che si formano nei corsi.
Il concetto di esperienza si collega a quanto detto in
precedenza, relativamente a un apprendimento basato anche e
soprattutto sul fare. La possibilità di mettere in pratica
quanto appreso, sia nel contesto del corso, sia al di fuori, la
possibilità di mettere in comune, tra i discenti, la propria
esperienza e veicolare, così, un sapere tacito, che va al di
là e integra quello codificato.
Nell'apprendimento in presenza la comunicazione
non verbale, il linguaggio corporeo, è assai importante. Come si può,
all'interno di una piattaforma di educazione a distanza, ovviare
alla mancanza di questa dimensione? La webcam potrebbe garantire
l'empatia?
Come accennato in precedenza, la comunicazione online ha una
sua identità, delle peculiarità specifiche che non devono
essere viste in contrapposizione alla comunicazione offline.
Questo vale, tra le altre cose, anche per l'assenza dei segnali non
verbali. Non necessariamente l'assenza di tale canale di
comunicazione deve essere considerato un limite a cui porre rimedio.
Pensiamo, invece, ai vantaggi che ciò può comportare,
quali, ad esempio, maggiori possibilità d'intervento in una
discussione, anche da parte di coloro che, per vari motivi, non si
sentono di prendere la parola in pubblico.
Questo non toglie che ulteriori mezzi di comunicazione possono
essere utilizzati, ad integrazione dell'utilizzo della sola parola
scritta, come ad esempio, come accenna lei, una webcam, anche se,
difficilmente, per vari motivi, ad esempio la ristrettezza della
banda, le immagini veicolate non sempre sono all'altezza delle
aspettative.
L'empatia, cioè la capacità di focalizzarsi sul mondo
interiore dell'altro, di capire cosa prova, al di là di quanto è
in grado di esprimere in modo esplicito, senza lasciarsi guidare dai
propri schemi di attribuzione di significato, senza giudicare
l'altro, senza lasciarsi sopraffare dai suoi vissuti, ma mantenendo
l'autocontrollo, può essere espressa anche con le parole, scritte o
orali. Penso al telefono, per esempio. O con i silenzi. Ecco,
quindi, ancora una volta, rivelarsi il grande potere della parola,
in tutte le sue forme, che può essere integrata in vari modi nel
suo potenziale d'espressione. [torna
su]
Lei progetta corsi online.
L'ultimo, per il 2003/2004 è "Webmind:
Psicologia in internet e su Internet". Quali sono i fattori
che determinano la buona riuscita di un corso a distanza? E quali le
variabili che producono l'abbandono di un corso?
Molto schematicamente, da quanto rilevato finora, i fattori
fondamentali che determinano una buona riuscita di un corso
sono:
* la buona qualità dei materiali didattici, in
termini di contenuto, aggiornamento, fruibilità e completezza
* l'assistenza costante del tutor, da intendersi come
presenza non invadente, né invasiva, ma a latere, pronta a
intervenire in caso di necessità
* la possibilità di crearsi dei percorsi formativi "su
misura", a partire da una base comune per tutti
* la possibilità di interagire con i materiali del
corso, di integrarli e ampliarli, a seconda dei propri interessi
* la possibilità di interagire non solo con tutor, docenti,
personale organizzativo, ma anche e soprattutto con gli altri
corsisti, con cui instaurare uno spirito di gruppo e
mettere in comune le rispettive esperienze
* la possibilità di sentirsi parte attiva del corso e
di essere parte integrante fondamentale per il suo adeguato
svolgimento
* la possibilità di mettere in pratica quanto veicolato
a livello teorico sia nel contesto del corso, sia al di fuori
* l'esistenza di un calendario didattico adeguatamente
strutturato, sebbene con la dovuta flessibilità, a seconda delle
necessità individuali
* la presenza di un feedback relativo al proprio livello
d'apprendimento e di sviluppo delle capacità pratiche, oltre a
indicazioni relative al loro possibile miglioramento.
Mentre che cosa determina
l'abbandono anzitempo d'un corso di formazione a distanza?
la mancata soddisfazione delle proprie aspettative relative
ai più vari aspetti del corso, quali, ad esempio:
* i contenuti non interessanti, oppure non aggiornati, oppure
scarsamente approfonditi, oppure eccessivamente complessi;
* l'impegno richiesto maggiore rispetto a quanto preventivato
* un eccesso di parti teoriche, rispetto a quelle pratiche
* l'impossibilità di applicare nel proprio contesto lavorativo
quanto appreso
di natura personale:
* impegni improvvisi di lavoro, in famiglia
* problemi di salute
psicologici:
* senso di solitudine
* vissuti di abbandono
* noia
* stanchezza psicofisica
* difficoltà d'espressione a livello di comunicazione
scritta
* difficoltà d'integrazione nel gruppo
* senso di ricezione passiva di quanto veicolato
* impossibilità di interagire con gli altri discenti,
oppure con i docenti
altri motivi
* difficoltà d'utilizzo degli strumenti e dei programmi
informatici
Che cosa pensa della figura del tutor delineata
nella legge Brichetto Moratti-Stanca sulla Università a distanza?
Le modalità di tutoraggio delineate nella Legge approvata
di recente pongono, a mio avviso, l'accento su alcuni aspetti di
fondamentale importanza per lo svolgimento di tale attività, in
particolare:
il concetto di supporto,
che ricalca quello di 'scaffolding'
la funzione di guida/consulenza, al fine di migliorare
la comprensione dei contenuti veicolati
il monitoraggio della classe, tramite test sincroni e/o
asincroni, interrogazioni virtuali
il coordinamento del gruppo degli studenti.
Si insiste molto sul concetto di interazione e sulle sue
modalità, che può essere effettuata con FAQ, forum, incontri
virtuali.
A mio modesto avviso, però, non viene sufficientemente tratteggiata
una delle funzioni fondamentali del tutor, che è quella di favorire
la suddivisione in piccoli gruppi dei discenti, nonché la
comunicazione all'interno d'essi, la partecipazione ad attività
collaborative e/o cooperative.
Il ruolo del tutor, inoltre, dovrebbe evolversi e mutare in
parallelo con il procedere del corso, più attivo nella fase
iniziale, di accoglimento, familiarizzazione con l'ambiente
virtuale, con i materiali didattici e i sistemi per veicolarli, di
facilitazione delle interazioni e delle relazioni tra i discenti, più
a latere, in un secondo momento, per permettere ai singoli ed ai
gruppi di sentirsi parte attiva e responsabile nel processo
formativo.
Quale preparazione deve avere in generale un tutor, secondo la
sua esperienza? Deve essere più psicologo o più competente nella
disciplina specifica? E' più una particolare figura professionale
da inventare? O un insegnante motivato e con qualche competenza di
informatica?
Rispetto a quanto detto finora, mi sento di poter affermare che
un "buon" tutor dovrebbe sia conoscere la disciplina
specifica oggetto del corso, anche se non al livello
d'approfondimento di un docente, sia essere in possesso (e in grado
di metterle in atto) di buone abilità relazionali. Inoltre,
risulta fondamentale il possesso di conoscenze e abilità
informatiche tali da risolvere eventuali problemi che potrebbero
insorgere durante lo svolgimento del corso, in attesa di un
eventuale intervento da parte di un tecnico specializzato. Dovrebbe
essere in possesso di buone capacità di comunicazione soprattutto
scritta, e di ascolto. Dovrebbe possedere determinate
caratteristiche personali, che comprendono sensibilità,
disponibilità, flessibilità, capacità d'adattamento, versatilità,
creatività, curiosità, propensione alla delega, all'osservazione.
Dovrebbe essere in grado di mettersi da parte, di non essere
costantemente al centro dell'attenzione, dovrebbe essere una sorta
di presenza discreta, in grado d'intervenire solo quando le
circostanze lo richiedono.
Che cosa consiglierebbe a chi progetta
piattaforme di e-learning da un punto di vista cognitivo? Come
dovrebbe essere pensato l'ambiente di fruizione? Come stimolare la
motivazione dell'alunno? E' meglio un rapporto tutor-studente o
tutor-gruppo di studenti o modalità miste? Ha più fiducia in una
modalità di apprendimento cooperativo congiunturale o in uno
strutturale, pianificato, previsto?
L'ambiente di fruizione dovrebbe essere sempre rapportato
alle caratteristiche del materiale didattico e alle abilità
informatiche dei discenti. Sarebbe un costo inutile, in termini
economici, oltre che di risorse cognitive, un ambiente
eccessivamente complesso, di cui non vengono sfruttate tutte le
potenzialità.
Rispetto alla motivazione del discente, secondo me, potrebbe
essere utile un monitoraggio della stessa, a partire
dall'intenzione del discente a iscriversi a un corso a distanza,
all'inizio, durante e al termine d'esso. Questo rappresenterebbe la
base fondamentale per poter, eventualmente, intervenire su essa.
Vari possono essere i modi per stimolare, mantenere viva la
motivazione, ma un ruolo fondamentale viene sicuramente svolto dal
tutor e dai compagni di corso. In questo senso, a mio avviso, sono
importanti sia le relazioni tutor-discente, sia tra discenti,
non credo che le une possano sostituire le altre, ma che si
integrino a vicenda.
In questo senso, mi sento d'affermare, dato il grande peso rivestito
dalla relazione, nei contesti formativi, in generale, così come in
quello online, che il modello didattico più proficuo sia
quello cooperativo.
Articoli online di Anna Fata (anna.fata@iol.it)
Articolo tratto da Psico-Pratika, numero 5 anno 2003: Il
tutor online
Articolo tratto da Psico-Pratika, numero 4 anno 2003: La
Qualità nella Formazione a Distanza
Articoli tratto da Psico-Pratika, numero 4 anno 2002: La
Formazione a Distanza [torna
su]
Corso 'Webmind: Psicologia in internet e su internet', area
formativa 'Ergonomia e nuove tecnologie' - Organizzato da: Vertici
s.r.l. (www.vertici.com), via
Carducci, 3, Firenze; tel: 055-2342810 - fax: 055 - 2477263 -
Direttore e referente del corso: Anna Fata, via Gaslini, 2 . 20052,
Monza (MI) [torna
su]
Bibliografia
Calvani A. (2000), Elementi di didattica, Carocci, Roma
Calvani A. e Rotta M. (1999), Comunicazione e apprendimento in
internet, Erickson, Trento
Calvani A. e Rotta M. (2000), Fare formazione in internet,
Erickson, Trento
Calvani A. (2001), Educazione, comunicazione e nuovi media,
Utet Libreria, Torino
Cardaci M. (a cura di) (2001), Ciber-Psicologia, Carocci
Editore, Roma
Eletti V. (2002), Che cos'è l'e-learning, Carocci, Roma
Kegaan D. (1994), Principi di istruzione a distanza, tr.
it. La Nuova Italia, Firenze
La Noce F. (2002), E-learning, FrancoAngeli, Milano
Pinnelli S. (2002), Formazione a distanza e qualità, Pensa
Multimedia, Lecce
Pravettoni G. (2002), Web psychology, Guerini e associati,
Milano
Sherman R. C. and Dietz-Uhler B. (Aprile 2000), Active and
collaborative learning. Technological applications, Psychology
Department Colloquium Presentation, Miami University, Oxford, Ohio
Suler J. (creato nel maggio 1996, rivisto nel gennaio 1998), The
Basic Psychological Features of Cyberspace, in Psychology of
Cyberspace, online
Suler J., Cyberspace as Psychological Space, in Psychology
of Cyberspace, online
Trentin G. (2001), Dalla formazione a distanza all'apprendimento
in rete, FrancoAngeli, Milano
Turkle S. (1997), La vita sullo schermo, Apogeo Editore,
Milano
Wallace P. (2000), La psicologia di Internet, Raffaello
Cortina Editore, Milano
Wolfe C., Learning and Teaching on the World Wide Web,
Academic Press, San Diego, CA
Intervista a cura di Silvia Panzavolta, Indire
|