Cosa è l'E-learning

Gli articoli sono stati liberamente tratti da INDIRE

Isfol: Il blended learning è l'e-learning che funziona
De Marchi: "L'empatia? Come la creo attraverso il computer?"
Anna Fata: aspetti psicologici della formazione a distanza
Isfol: Il blended learning è l'e-learning che funziona
Antonio Gallo, dell'Istituto per la formazione dei lavoratori, è esperto di formazione a distanza nella pubblica amministrazione, trae un bilancio

In occasione del convegno "E-learning, apprendimento, società della conoscenza" tenutosi a Firenze il 5 settembre scorso, abbiamo voluto approfondire il discorso sull' e-learning con Antonio Gallo - esperto di formazione a distanza nella pubblica amministrazione, dell'Isfol.


L'ISFOL (Istituto per la formazione dei lavoratori) (www.isfol.it) si occupa fin dalla fine degli anni Settanta di ricerca scientifica sulla formazione professionale, in collaborazione con il Ministero del lavoro, altre amministrazioni dello stato e le regioni. In questa veste, l’Isfol si è interessato dell’e-learning per la formazione professionale e in particolare di formazione continua (Lifelong learning) e della qualità dell’e-learning.

 

 

Nella nostra conversazione, Gallo ha sottolineato l’importanza della personalizzazione del percorso formativo per avere un e-learning di qualità.

Come si può valutare quali sono i benefici che sono stati tratti dagli utenti formati in e-learning?

“Malgrado esistano alcune ricerche ed alcuni modelli, questi non sono ancora né consolidati, né utilizzati in maniera diffusa. Per questo l’Isfol nei prossimi mesi si occuperà di produrre un manuale per valutare i vari progetti. Lo scopo è di arrivare a 'monitorare l’utente attraverso il processo formativo'.

Molte sono state le tecnologie usate. Perfino un software che controlla l’apertura delle palpebre. Ma anche questo, però, non significa capire se quell’utente ha veramente appreso qualcosa.

Il ritorno all’aula, dopo un periodo di autoformazione o di formazione online assistita da un tutor, ovverosia il blended learning di cui si parla tanto, ecco, questo sì che potrebbe essere un modello formativo capace di valutare se l’utente ha veramente appreso”.

 

E questa potrebbe essere la risposta alle critiche di chi giudica l’e-learning non molto “umano”?

“Il futuro è miscelare aula, presenza, apprendimento collaborativo, auto-apprendimento. Il mix di tutto questo potrebbe essere l’e-learning che funziona”.

 

Dal punto di vista dei costi questa miscela costa di più?

“Questo è un errore che continuiamo a ripetere. Continuiamo a pensare che fare e-learning, fare formazione a distanza, possa servire ad abbattere i costi. In realtà non possiamo pensare alla formazione solo dal punto di vista dell’abbattimento dei costi. In alcune grandi aziende l’abbattimento dei costi c’è stato, ma sono casi. Soprattutto per chi opera nella pubblica amministrazione quello che conta è l’accrescimento professionale dell’individuo e l’aver acquisito nuove competenze. Puntare troppo sulla riduzione dei costi può essere negativo, anche se nel lungo periodo ci sarà anche questo effetto”.

 

In Italia sono mature le condizioni per l’utilizzo dell’e-learning?

“L’Osservatorio Anee [Associazione Nazionale dell'Editoria Elettronica. N.d.R.] ha rilevato che c’è stata una crescita del 100% degli investimenti fatti sull’e-learning. 

Nella pubblica amministrazione se ne parla molto e ci sono molte esperienze in corso. Alcune Regioni, così come la Pubblica Amministrazione Centrale attraverso l’ex Aipa, che oggi si chiama Cnipa [Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione. N.d.R], sta lavorando per implementare una direttiva che dia linee guida progettuali per chi nella PA intenda fare percorsi di e-learning. Tutto questo fa pensare che ci siamo: le tecnologie sono sicuramente mature e le istituzioni sono pronte per accettare percorsi formativi in e-learning.”

 


 

De Marchi: "L'empatia? Come la creo attraverso il computer?"
De Marchi diffida dell'e-learning, soprattutto per le materie umanistiche, e rilancia la psicologia umanistica come base per la riforma della scuola.
A fine luglio la trasmissione televisiva Unomattina ha intervistato lo psicologo sociale Luigi De Marchi, uno dei pionieri nella sessuologia e nella psicologia politica, chiedendogli un parere sull’e-learning.

 

La risposta è stata molto negativa. Secondo il prof. De Marchi, “con i corsi telematici viene meno la ‘relazione empatica’ tra studente e docente. Il computer, in questa dinamica empatica, è un intruso.

 

Ma non  c’è alcun modo di utilizzare nell’insegnamento i nuovi strumenti tecnologici? “Dipende. Il problema è una questione di contenuti: quelli tecnici possono essere insegnati a distanza, ma quelli che riguardano l'essere umano francamente no. Diffido delle lauree in psicologia ottenute a distanza e col computer.

 

Anche noi abbiamo voluto approfondire l’argomento con De Marchi. Il professore è molto scettico sulla possibilità di un insegnamento completo attraverso l’e-learning e ci ha ricordato che già all’Assemblea Plenaria dei 320 esperti del Miur, riunita a Fiuggi nel febbraio del 2003, era stato approvato un suo emendamento al testo del Progetto Bertagna, nel quale si afferma che "gli insegnanti dovranno rapportarsi agli studenti con le moderne modalità di dialogo, ascolto empatico e valorizzazione della creatività e dell'indipendenza intellettuale dell'allievo".

 

Ma com’è possibile realizzare l’ascolto empatico attraverso un computer?

 

Secondo De Marchi, l’unica vera riforma della scuola italiana sarà quella basata sulla psicologia umanistica.

 

Per far capire il possibile impatto della psicologia umanistica sull'insegnamento, il professore aveva fatto questo esempio ai microfoni di Radio Radicale: “Tutti conserviamo nei nostri ricordi scolastici, insieme a una galleria di volti anonimi o minacciosi, una o due figure di insegnanti cordiali e affascinanti che hanno saputo farci sentire nelle loro magiche ore di lezione la gioia di apprendere, di esprimerci e di essere ascoltati davvero. Quali erano le qualità specifiche di questi insegnanti? Non certo l’erudizione nozionistica. Erano le qualità che la psicologia umanistica insegna da sempre a sviluppare: l’autenticità, l’intelligenza emotiva, l’ascolto empatico, la creatività, l’indipendenza intellettuale, la disponibilità verso gli altri” (da un editoriale di Luigi De Marchi su Radio Radicale per 23/12/2002).

 

Già nel 2001 il Prof. De Marchi aveva redatto un memorandum, indirizzato al Ministro Brichetto Moratti e al Sottosegretario Aprea per un “Progetto-Pilota per la Sperimentazione dell’Approccio Umanistico nella Selezione e Formazione dei Docenti e nell’Insegnamento” (vedi L'approccio umanistico di De Marchi per la selezione docenti).

 


 

Anna Fata: aspetti psicologici della formazione a distanza
Come si crea empatia tra docente e discente nonostante il computer? Quali sono gli elementi di successo di un ambiente di formazione a distanza?

Immagina articolo IRAnna Fata è psicologa iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Lombardia. Dopo la Laurea in Psicologia, conseguita presso l'Università Cattolica di Milano, si è perfezionata in 'Formazione in Rete' presso l'Università degli Studi di Firenze e in 'Giornalismo online' presso l'Università degli Studi di Ferrara. Attualmente collabora come redattrice Internet per Psychiatryonline, con Dica33, duepiu, Psiconline e HumanTrainer.Com. Si occupa inoltre della progettazione di corsi a distanza, in particolare su temi di natura psicologica. 
Abbiamo voluto coinvolgere Anna Fata nella nostra inchiesta sull'e-learning soprattutto perché volevamo capire meglio come uno psicologo inquadra le relazioni docente-discente una volta che tra essi è frapposto un filtro tecnologico, per altro indispensabile.
La particolare esperienza di Fata in quanto progettista di ambienti di formazione e, tra questi, di Fad, ovvero di corsi di Formazione a Distanza col supporto di tecnologie e-learning, hanno allargato ovviamente lo spettro delle questioni affrontate che hanno spaziato dai concetti chiave della formazione a distanza fino a sottolineare le qualità di un buon corso e-learning.
Ciò che insieme ci siamo chiesti è: che cosa fa di un corso un buon corso? Quali sono gli aspetti che fanno di un tutor un buon tutor. Quali gli elementi che motivano allo studio in e-learning sia dal punto di vista dei docenti sia da quello dei discenti. In sostanza come si possono tratteggiare nel caso concreto, fisico, effettivo di un corso di e-learning quegli aspetti della comunicazione che vedono come protagonisti dall'una e dall'altra parte del filo, di qua e di là dai monitor le diverse identità virtuali che si confrontano.

Comunicazione offline e comunicazione online
L'apprendimento online
L'identità virtuale e l'empatia nella formazione a distanza
Perché un corso a distanza riesce
La figura del tutor nella legge Brichetto Moratti-Stanca
Il profilo professionale del tutor
Alcuni consigli per progettare un ambiente di formazione a distanza

Articoli online di Anna Fata
Bibliografia

Lei ha un duplice interesse da un punto di vista psicologico sia per la comunicazione corporea sia per la formazione online. Se la comunicazione corporea è così importante, la formazione online è di per sé già in partenza deficitaria? Oppure, secondo lei, ci sono modalità di formazione a distanza che riescono a compensare questo deficit?
Il punto fondamentale, secondo me, a questo proposito, consiste nel limite che comporta considerare la formazione a distanza rispetto alla formazione in presenza. A mio avviso, non è possibile effettuare un paragone da cui la formazione a distanza risulterebbe inevitabilmente deficitaria.
Si tratta, invece, di 'rivoluzionare' la prospettiva e di considerare la formazione a distanza come qualcosa di a sé stante, di differente e con una sua identità, definibile in modo indipendente dalla formazione in presenza.
Tra gli aspetti che caratterizzano la formazione a distanza, troviamo quella che, per certi versi impropriamente, viene definita 'l'assenza del corpo'. In realtà, il corpo è presente anche online, ma in modo differente, rispetto a quello tipico della formazione in presenza.
Questa affermazione può essere intesa in un senso duplice.
Da una parte, si riferisce al fatto che la nostra presenza online ha come condizione fondamentale per esplicarsi la presenza di un corpo, che ci consente di digitare delle parole sulla tastiera e di costruire la propria identità telematica.
Dall'altra, si può riferire alle differenti sembianze che il nostro corpo assume, quando si incarna in un 'avatar', che può essere modellato in modo più o meno fedele, rispetto alla propria identità corporea concreta. In questo senso, non considero la presenza online deficitaria, rispetto a quella offline, in quanto differente, con sue specifiche peculiarità, e non confrontabile con quella tradizionale.

Per lo psicologo Carl Rogers l'insegnante non deve essere necessariamente un luminare della materia ma deve essere in grado di stabilire un rapporto efficace con gli studenti. Deve essere spontaneo, esprimere i propri sentimenti positivi o negativi; deve avere stima delle capacità dell'alunno; comprensione ed empatia, senza valutare o giudicare lo studente. Come si può produrre tale clima con la formazione a distanza?
La formazione di un insegnante dovrebbe vertere non solo sull'acquisizione di competenze contenutistiche, strettamente legate alla materia da insegnare, ma anche e soprattutto sulle abilità relazionali.
Imparare ad "essere con" implica un lungo percorso di addestramento non solo teorico ma anche, e soprattutto, pratico. Per essere un buon insegnante, anche e a maggior ragione online, si deve essere stati in primo luogo un allievo. Certamente, quelle che definisce Rogers sono linee guida tendenziali a cui approssimarsi sempre più nel corso della propria pratica professionale. Il rispetto dell'individuo, in ogni caso, rimane una delle componenti fondamentali di qualsiasi relazione e, in particolare, di quella formativa.
Nel contesto specifico della formazione degli adulti, il concetto di libertà dovrebbe essere più che mai presente, dato che è stata superata da tempo la fase della formazione scolastica prescritta per legge. Differente, però, è il discorso di un obbligo di aggiornamento imposto dal contesto professionale in cui si opera. Penso, ad esempio, all'impiegato in azienda, o all'operatore sanitario, che deve raggiungere un numero di crediti minimo (la cosiddetta Educazione Continua in Medicina), proprio per poter continuare a svolgere la propria attività. In tali casi, il margine di libertà a disposizione si restringe, ma si può esplicare ancora, ad esempio, nella scelta specifica del corso, nonché nei modi e nei tempi di fruizione, soprattutto nel caso di un corso a distanza.
Il fatto che quanto si apprende debba essere significativo è valido in qualsiasi processo formativo, in qualsiasi fase di vita ma, ancor più tra gli adulti. Quando la vita professionale, quella personale sono intense, il tempo libero si riduce notevolmente, quindi diventa sempre più pressante poter dare una risposta soddisfacente al quesito: "A cosa mi serve?".
Strettamente connesso alla significatività è il concetto di applicabilità immediata, o a breve termine, di quanto appreso, al fine di un miglioramento della propria pratica professionale. In caso contrario, il decadimento di quanto appreso sarà molto rapido. Un fare, quindi, che comincia in un contesto "protetto", assistito, se vogliamo, che è quello del corso, per proseguire sul campo, nel lavoro.
Il concetto di automotivazione vede il discente attivo in prima persona in un processo di rinnovamento continuo delle proprie ragioni che lo spingono a seguire un determinato iter formativo. La motivazione, infatti, non è un concetto statico, definito una volta per tutte, ma mutevole nel tempo. Si potrà parlare, quindi, di motivazione a iscriversi a un corso, a distanza o in presenza, a frequentarlo, o ad abbandonarlo, e a concluderlo. La motivazione scaturisce dall'interno di se stessi, ma si alimenta anche grazie a tutto ciò che circonda l'allievo. Ecco, quindi, il ruolo fondamentale del tutor, nonché dei compagni di corsi, nel sostenere, stimolare (vedi il concetto di scaffolding) ed, eventualmente, rinnovare la spinta motivazionale del singolo, oltre che degli stessi gruppi di lavoro che si formano nei corsi.
Il concetto di esperienza si collega a quanto detto in precedenza, relativamente a un apprendimento basato anche e soprattutto sul fare. La possibilità di mettere in pratica quanto appreso, sia nel contesto del corso, sia al di fuori, la possibilità di mettere in comune, tra i discenti, la propria esperienza e veicolare, così, un sapere tacito, che va al di là e integra quello codificato.

Nell'apprendimento in presenza la comunicazione non verbale, il linguaggio corporeo, è assai importante. Come si può, all'interno di una piattaforma di educazione a distanza, ovviare alla mancanza di questa dimensione? La webcam potrebbe garantire l'empatia?
Come accennato in precedenza, la comunicazione online ha una sua identità, delle peculiarità specifiche che non devono essere viste in contrapposizione alla comunicazione offline. Questo vale, tra le altre cose, anche per l'assenza dei segnali non verbali. Non necessariamente l'assenza di tale canale di comunicazione deve essere considerato un limite a cui porre rimedio. Pensiamo, invece, ai vantaggi che ciò può comportare, quali, ad esempio, maggiori possibilità d'intervento in una discussione, anche da parte di coloro che, per vari motivi, non si sentono di prendere la parola in pubblico.
Questo non toglie che ulteriori mezzi di comunicazione possono essere utilizzati, ad integrazione dell'utilizzo della sola parola scritta, come ad esempio, come accenna lei, una webcam, anche se, difficilmente, per vari motivi, ad esempio la ristrettezza della banda, le immagini veicolate non sempre sono all'altezza delle aspettative.
L'empatia, cioè la capacità di focalizzarsi sul mondo interiore dell'altro, di capire cosa prova, al di là di quanto è in grado di esprimere in modo esplicito, senza lasciarsi guidare dai propri schemi di attribuzione di significato, senza giudicare l'altro, senza lasciarsi sopraffare dai suoi vissuti, ma mantenendo l'autocontrollo, può essere espressa anche con le parole, scritte o orali. Penso al telefono, per esempio. O con i silenzi. Ecco, quindi, ancora una volta, rivelarsi il grande potere della parola, in tutte le sue forme, che può essere integrata in vari modi nel suo potenziale d'espressione.
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Lei progetta corsi online. L'ultimo, per il 2003/2004 è "Webmind: Psicologia in internet e su Internet". Quali sono i fattori che determinano la buona riuscita di un corso a distanza? E quali le variabili che producono l'abbandono di un corso?
Molto schematicamente, da quanto rilevato finora, i fattori fondamentali che determinano una buona riuscita di un corso sono:

* la buona qualità dei materiali didattici, in termini di contenuto, aggiornamento, fruibilità e completezza
* l'assistenza costante del tutor, da intendersi come presenza non invadente, né invasiva, ma a latere, pronta a intervenire in caso di necessità
* la possibilità di crearsi dei percorsi formativi "su misura", a partire da una base comune per tutti
* la possibilità di interagire con i materiali del corso, di integrarli e ampliarli, a seconda dei propri interessi
* la possibilità di interagire non solo con tutor, docenti, personale organizzativo, ma anche e soprattutto con gli altri corsisti, con cui instaurare uno spirito di gruppo e mettere in comune le rispettive esperienze
* la possibilità di sentirsi parte attiva del corso e di essere parte integrante fondamentale per il suo adeguato svolgimento
* la possibilità di mettere in pratica quanto veicolato a livello teorico sia nel contesto del corso, sia al di fuori
* l'esistenza di un calendario didattico adeguatamente strutturato, sebbene con la dovuta flessibilità, a seconda delle necessità individuali
* la presenza di un feedback relativo al proprio livello d'apprendimento e di sviluppo delle capacità pratiche, oltre a indicazioni relative al loro possibile miglioramento.

Mentre che cosa determina l'abbandono anzitempo d'un corso di formazione a distanza?
la mancata soddisfazione delle proprie aspettative relative ai più vari aspetti del corso, quali, ad esempio:


* i contenuti non interessanti, oppure non aggiornati, oppure scarsamente approfonditi, oppure eccessivamente complessi;
* l'impegno richiesto maggiore rispetto a quanto preventivato
* un eccesso di parti teoriche, rispetto a quelle pratiche
* l'impossibilità di applicare nel proprio contesto lavorativo quanto appreso

di natura personale:
* impegni improvvisi di lavoro, in famiglia
* problemi di salute

psicologici:
* senso di solitudine
* vissuti di abbandono
* noia
* stanchezza psicofisica
* difficoltà d'espressione a livello di comunicazione scritta
* difficoltà d'integrazione nel gruppo
* senso di ricezione passiva di quanto veicolato
* impossibilità di interagire con gli altri discenti, oppure con i docenti

altri motivi
* difficoltà d'utilizzo degli strumenti e dei programmi informatici

Che cosa pensa della figura del tutor delineata nella legge Brichetto Moratti-Stanca sulla Università a distanza?
Le modalità di tutoraggio delineate nella Legge approvata di recente pongono, a mio avviso, l'accento su alcuni aspetti di fondamentale importanza per lo svolgimento di tale attività, in particolare:

il concetto di supporto, che ricalca quello di 'scaffolding'
la funzione di guida/consulenza, al fine di migliorare la comprensione dei contenuti veicolati
il monitoraggio della classe, tramite test sincroni e/o asincroni, interrogazioni virtuali
il coordinamento del gruppo degli studenti.


Si insiste molto sul concetto di interazione e sulle sue modalità, che può essere effettuata con FAQ, forum, incontri virtuali.
A mio modesto avviso, però, non viene sufficientemente tratteggiata una delle funzioni fondamentali del tutor, che è quella di favorire la suddivisione in piccoli gruppi dei discenti, nonché la comunicazione all'interno d'essi, la partecipazione ad attività collaborative e/o cooperative.
Il ruolo del tutor, inoltre, dovrebbe evolversi e mutare in parallelo con il procedere del corso, più attivo nella fase iniziale, di accoglimento, familiarizzazione con l'ambiente virtuale, con i materiali didattici e i sistemi per veicolarli, di facilitazione delle interazioni e delle relazioni tra i discenti, più a latere, in un secondo momento, per permettere ai singoli ed ai gruppi di sentirsi parte attiva e responsabile nel processo formativo.

Quale preparazione deve avere in generale un tutor, secondo la sua esperienza? Deve essere più psicologo o più competente nella disciplina specifica? E' più una particolare figura professionale da inventare? O un insegnante motivato e con qualche competenza di informatica?
Rispetto a quanto detto finora, mi sento di poter affermare che un "buon" tutor dovrebbe sia conoscere la disciplina specifica oggetto del corso, anche se non al livello d'approfondimento di un docente, sia essere in possesso (e in grado di metterle in atto) di buone abilità relazionali. Inoltre, risulta fondamentale il possesso di conoscenze e abilità informatiche tali da risolvere eventuali problemi che potrebbero insorgere durante lo svolgimento del corso, in attesa di un eventuale intervento da parte di un tecnico specializzato. Dovrebbe essere in possesso di buone capacità di comunicazione soprattutto scritta, e di ascolto. Dovrebbe possedere determinate caratteristiche personali, che comprendono sensibilità, disponibilità, flessibilità, capacità d'adattamento, versatilità, creatività, curiosità, propensione alla delega, all'osservazione. Dovrebbe essere in grado di mettersi da parte, di non essere costantemente al centro dell'attenzione, dovrebbe essere una sorta di presenza discreta, in grado d'intervenire solo quando le circostanze lo richiedono.

Che cosa consiglierebbe a chi progetta piattaforme di e-learning da un punto di vista cognitivo? Come dovrebbe essere pensato l'ambiente di fruizione? Come stimolare la motivazione dell'alunno? E' meglio un rapporto tutor-studente o tutor-gruppo di studenti o modalità miste? Ha più fiducia in una modalità di apprendimento cooperativo congiunturale o in uno strutturale, pianificato, previsto?
L'ambiente di fruizione dovrebbe essere sempre rapportato alle caratteristiche del materiale didattico e alle abilità informatiche dei discenti. Sarebbe un costo inutile, in termini economici, oltre che di risorse cognitive, un ambiente eccessivamente complesso, di cui non vengono sfruttate tutte le potenzialità.
Rispetto alla motivazione del discente, secondo me, potrebbe essere utile un monitoraggio della stessa, a partire dall'intenzione del discente a iscriversi a un corso a distanza, all'inizio, durante e al termine d'esso. Questo rappresenterebbe la base fondamentale per poter, eventualmente, intervenire su essa.
Vari possono essere i modi per stimolare, mantenere viva la motivazione, ma un ruolo fondamentale viene sicuramente svolto dal tutor e dai compagni di corso. In questo senso, a mio avviso, sono importanti sia le relazioni tutor-discente, sia tra discenti, non credo che le une possano sostituire le altre, ma che si integrino a vicenda.
In questo senso, mi sento d'affermare, dato il grande peso rivestito dalla relazione, nei contesti formativi, in generale, così come in quello online, che il modello didattico più proficuo sia quello cooperativo.

Articoli online di Anna Fata (anna.fata@iol.it)

Articolo tratto da Psico-Pratika, numero 5 anno 2003: Il tutor online
Articolo tratto da Psico-Pratika, numero 4 anno 2003: La Qualità nella Formazione a Distanza
Articoli tratto da Psico-Pratika, numero 4 anno 2002: La Formazione a Distanza [torna su]
Corso 'Webmind: Psicologia in internet e su internet', area formativa 'Ergonomia e nuove tecnologie' - Organizzato da: Vertici s.r.l. (www.vertici.com), via Carducci, 3, Firenze; tel: 055-2342810 - fax: 055 - 2477263 - Direttore e referente del corso: Anna Fata, via Gaslini, 2 . 20052, Monza (MI) [torna su]

 


Bibliografia

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Cardaci M. (a cura di) (2001), Ciber-Psicologia, Carocci Editore, Roma
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Wolfe C., Learning and Teaching on the World Wide Web, Academic Press, San Diego, CA

 

Intervista a cura di Silvia Panzavolta, Indire