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........................ La gente sogna di vivere in un paese migliore, più prospero, più giusto e più funzionante, proiettato nel futuro, ma ha paura del cambiamento e non sa neanche bene come chiamare questo sogno.

La parola evocativa di questo sogno è “merito”, nel senso di premiare chi merita. Attraverso il merito è possibile ristabilire il nesso, oggi perduto, fra ciò che un individuo vale e fa e quello che riceve in cambio. Questa è la strada maestra che conduce ad una società più giusta.

Troppo spesso in Italia si è parlato di competizione e meritocrazia con toni ideologici, che hanno finito per imprimere una curvatura minacciosa alla giusta rivendicazione del riconoscimento del merito.

Ed invece il riconoscimento del merito è la via attraverso la quale i migliori consentiranno al Paese di accelerare la crescita, trascinando anche coloro che non riuscissero ad emergere. È più sociale premiare il merito che portare tutti alla velocità del più lento.

La meritocrazia è lo strumento più potente a disposizione di ognuno per avanzare con la forza del proprio talento. E’ dunque uno strumento di maggiore giustizia sociale contro i privilegi corporativi.

La meritocrazia deve aiutarci a rendere più efficienti i servizi pubblici. Abbiamo bisogno di ospedali pensati in funzione degli ammalati, di una pubblica amministrazione che semplifichi la vita dei cittadini e di una scuola organizzata per chi deve studiare.

Una scuola e un’università che trasmettano la cultura dell’innovazione e il gusto di intraprendere. Dobbiamo avvicinare reciprocamente la scuola e l’impresa, colmando il divario tra ciò che si insegna e ciò che serve nel mondo del lavoro.

Ci troviamo di fronte a tre emergenze: i ragazzi non si iscrivono più agli istituti tecnici, i giovani che scelgono le lauree scientifiche sono la metà rispetto ai grandi paesi europei e i dirigenti scolastici non possono scegliere i docenti.

In particolare, gli istituti tecnici insieme all’apprendistato devono contribuire a diffondere la figura di un operaio sempre più moderno, libero dalla fatica fisica, parte attiva del processo innovativo delle aziende. Sicurezza, conoscenza e salario equo sono pilastri sui quali costruire un nuovo modello d’impresa che si va affermando in tutto il mondo e che pone le basi per un rinnovato orgoglio professionale dei lavoratori dell’industria.

Le università sono il luogo dove crescono gli innovatori del futuro: le idee e le conoscenze rappresentano le vere risorse, di cui siamo scarsi, per l'avvento di una società aperta e mobile.

E’ con questa cultura, con una vera ansia di cambiamento, che si costruiscono percorsi di sviluppo e benessere. Lo ha fatto il Regno Unito, lo sta facendo la Germania, comincia a muoversi la Francia.

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